Ufficio del primo ministro britannico Keir Starmer ha confermato che il Regno Unito non era rappresentato nell'ultima tornata di negoziati tra Stati Uniti e Iran poco prima degli attacchi statunitensi e israeliani sull'Iran all'inizio di quest'anno. La precisazione arriva tra rapporti contrastanti sull'implicazione britannica e una crescente attenzione agli sforzi diplomatici volti ad evitare un conflitto più ampio nel Medio Oriente.
La conferma approfondisce domande sul ruolo di Londra in uno degli sforzi diplomatici più significativi della recente storia del Medio Oriente, soprattutto considerando le precedenti affermazioni dei media secondo cui un alto consigliere per la sicurezza del Regno Unito fosse presente. Ecco ciò che è noto finora, cosa significa per la diplomazia globale e come si inserisce nella più ampia posizione del Regno Unito sulla crisi iraniana.

Cronologia dei momenti diplomatici chiave
26–28 febbraio 2026: colloqui a Ginevra
Alla fine di febbraio, importanti impegni diplomatici si sono svolti a Ginevra tra funzionari iraniani e negoziatori statunitensi. L'obiettivo era un possibile accordo nucleare e un quadro per ridurre le tensioni che erano cresciute per mesi. Numerose fonti indicano che i colloqui hanno fatto qualche progresso verso una soluzione diplomatica che avrebbe potuto prevenire un conflitto.
Tuttavia, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi coordinati sui siti strategici dell'Iran il 28 febbraio 2026, interrompendo bruscamente gli sforzi diplomatici e innescando un confronto regionale più ampio.
Posizione del Regno Unito: Non al tavolo finale
Il 18 marzo 2026, un portavoce del No. 10 ha chiarito che:
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Il consigliere per la sicurezza nazionale britannico, Jonathan Powell, non era presente ai colloqui finali di Ginevra.
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Le trattative si svolsero bilateralmente tra gli Stati Uniti e l'Iran, con la mediazione dell'Oman.
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Il Regno Unito ha sostenuto in generale l'impegno diplomatico, supportando inviati statunitensi come Steve Witkoff e Jared Kushner, ma non inviò funzionari all'ultima tornata.
Questa dichiarazione smentisce una precedente relazione — in particolare da The Guardian — secondo cui Powell fosse presente nella stanza e che la proposta nucleare di Teheran fosse tale da poter aver impedito l'escalation.
Perché questa chiarificazione è importante
Narrazioni contrastanti
I resoconti precedenti circolati sulle piattaforme sociali e su alcuni media hanno suggerito che il Regno Unito fosse presente e potesse aver visto emergere un accordo credibile. Questi resoconti citavano fonti secondo cui i consiglieri britannici erano all'interno dei colloqui e che un accordo — potenzialmente includente limiti all'arricchimento dell'uranio e un maggiore controllo da parte dell'AIEA — fosse sul tavolo.
L'ufficio di Starmer ha respinto questa narrativa, sottolineando che i colloqui erano separati dal Regno Unito e che nessun diplomatico britannico era presente nella sala finale delle negoziazioni.
Diplomazia contro l'azione militare
Il conflitto iraniano ha evidenziato profonde tensioni tra impegno diplomatico e intervento militare:
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Alcuni analisti sostengono che un coinvolgimento precoce, una diplomazia meglio preparata e l'inclusione di tutti i partner avrebbero potuto portare a un accordo e prevenire la guerra. I critici affermano che la strategia negoziale degli Stati Uniti sia stata minata da scarsa preparazione e inesperienza, incluso il ricorso a nominati politici privi di una profunda competenza tecnica nelle negoziazioni nucleari.
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Altri sostengono che la leadership iraniana non fosse disposta ad accettare limitazioni significative e che le opzioni militari siano state ritenute necessarie per degradare le capacità di Teheran. Le dichiarazioni pubbliche del presidente Trump hanno espresso insoddisfazione per la rapidità e il carattere delle negoziazioni proprio prima dei raid.
Posizione più ampia del Regno Unito nel conflitto iraniano
Politica ufficiale
Il Regno Unito ha più volte sottolineato che non ha preso parte ai raid contro l'Iran. Il Primo Ministro Starmer e il ministro degli Esteri David Lammy hanno dichiarato che il Regno Unito non ha aderito alla campagna militare statunitense-israeliana e ha invece chiesto la de-escalation e negoziati.
Starmer ha difeso le sue decisioni in Parlamento, respingendo le critiche secondo cui stava fallendo nel sostenere gli alleati e sottolineando che l'azione militare britannica sarebbe rimasta legale e limitata a misure difensive, non a operazioni offensive.
Dibattito politico interno
Nel Regno Unito, il dibattito è stato intenso:
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Leader conservatore Kemi Badenoch e alcune figure dell'opposizione hanno inizialmente spinto per un sostegno più deciso alle operazioni statunitensi e israeliane, inclusa l'uso delle basi del Regno Unito. Tuttavia, Badenoch in seguito ammorbidì la sua posizione di fronte alle reazioni interne.
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Alcuni parlamentari britannici e commentatori sostengono che l'approccio cauto del governo protegga gli interessi britannici ed eviti di trascinare il paese in una guerra più ampia nel Medio Oriente.

Il calcolo strategico del Regno Unito
Riassunto delle preoccupazioni britanniche:
| Priorità | Posizione del Governo del Regno Unito |
|---|---|
| Evitare un coinvolgimento militare diretto | Affermato |
| Sostenere i negoziati per la pace | Sottolineato |
| Difendere il personale e le strutture del Regno Unito | Postura difensiva |
| Mantenere l'alleanza con gli Stati Uniti | In trattativa, complesso |
| Proteggere i flussi commerciali ed energetici | Considerazione chiave |
Ripercussioni regionali e globali
Il fallimento dei colloqui e i successivi attacchi hanno provocato un aumento delle tensioni regionali, numerose vittime e un allargamento del conflitto alle aree vicine. L'Iran ha lanciato missili e droni nel Golfo, provocando risposte di difesa aerea da parte degli stati del Golfo. I mercati petroliferi globali sono aumentati bruscamente poiché cresceva la preoccupazione per l'offerta di energia a seguito delle interruzioni nello Stretto di Hormuz.
Le risposte internazionali sono state variegate, con alcuni paesi che condannano l'azione militare e altri che chiedono moderazione.
Cosa succede ora?
Fronte diplomatico
Gli sforzi per tornare ai negoziati proseguiranno, anche se gli impegni militari oscillano. Gli alleati occidentali sono sotto pressione per bilanciare il sostegno agli obiettivi di sicurezza degli Stati Uniti con le preoccupazioni più ampie riguardo ai danni civili e alla destabilizzazione della regione.
Ruolo del Regno Unito
Con Londra ufficialmente assente dai colloqui finali, il suo percorso diplomatico ora enfatizza un coinvolgimento multilaterale più ampio e la de-escalation del conflitto, piuttosto che essere un attore principale nei negoziati tra Washington e Teheran.
Man mano che la situazione in Medio Oriente evolve, l'efficacia e la credibilità della diplomazia occidentale resteranno oggetto di scrutinio — soprattutto nel delineare esiti che evitino ulteriori escalation o conducano a una soluzione duratura.
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